La Displasia Dell'Anca

La displasia dell'anca è una malattia ereditaria poligenica   che si manifesta durante lo sviluppo scheletrico: per cui, non è presente alla nascita. La displasia dell'anca è stata descritta per la prima volta da Schnelle in una famiglia di setter irlandesi. Sono colpiti soprattutto i cani di taglia grande e gigante, ma è descritta anche nei cani di razza piccola e nei gatti. Può essere mono o bilaterale. Nel gatto l'incidenza è più alta nei gatti di razza pura, con punte in alcune razze come il Maine Coon. Oltre al fattore genetico come causa primaria della malattia, la displasia dell'anca è soggetta anche a fattori ambientali che influiscono sul fenotipo.

Conoscere Prevenire e curare

Questa patologia non è presente fin dalla nascita perché l’articolazione si forma e si conforma durante il periodo della crescita, più precisamente nei primi 6 – 8 mesi di vita.

Mentre l’assenza della displasia può essere accertata e dichiarata solo dopo il completamento dello sviluppo scheletrico, ad un’età variabile tra i 12 e i 18 mesi, la presenza della displasia o di segni che mostrano una predisposizione allo sviluppo della patologia possono essere accertati già durante la crescita del cucciolo.

Anche se per certificare l’esenzione della displasia bisogna attendere i 12 – 18 mesi, possiamo già eseguire dei controlli a partire dai 3,5 mesi per anticipare l’evoluzione della displasia, poiché intercettandola precocemente abbiamo a disposizione molte armi per arrestarne lo sviluppo.

Al contrario se aspettiamo di avere dei sintomi, o aspettiamo l’età adulta, per indagare radiograficamente la presenza di displasia l’artrosi sarà ormai instaurata e renderà inutile qualunque trattamento diretto ad evitarne l’insorgenza; ci potremo solo limitare a trattamenti che ne ostacolano l’evoluzione.

La degenerazione articolare avrà già innescato un meccanismo progressivo con erosione e fibrillazione articolare, esposizione ossea subcondrale e formazione di osteofiti compromettendo irrimediabilmente l’integrità articolare e la qualità della vita del nostro amico Fido.

A che età si deve fare una visita ortopedica per la displasia?

Un’indagine completa, non solo per la displasia ma anche per le altre malattie scheletriche ereditarie, va effettuata già nel cucciolo e possiamo individuare due periodi idonei: un indagine assolutamente imperdibile tra i cinque e i sei mesi di età per anche, gomiti e altre patologie ereditarie; un’indagine, diciamo facoltativa, rivolta alla displasia dell’Anca e altre malformazioni, all’età di 14 – 16 settimane.

Nei casi in cui si siano saltate entrambe queste date si consiglia di eseguire il controllo il prima possibile senza aspettare l’età adulta.

Frequentemente i cani non vengono controllati precocemente perché figli di genitori esenti da displasia o perché non manifestano nessun sintomo evidente, ma molto raramente il cucciolo all’età di 3-4 mesi manifesta dei sintomi clinici riferibili a displasia: anche i casi di media gravità raramente sono sintomatici a questa età perché il cucciolo pesa ancora poco e le cartilagini sopportano l’insulto iniziale.

Nelle forme più gravi si può avere una manifestazione clinica già nel cane giovane (4- 12 mesi), con insorgenza acuta e sintomatologia variabile. Si può osservare un cucciolo pigro, con minor resistenza all’attività fisica, oppure un cucciolo che quando corre galoppa a coniglio, o che ha difficoltà ad alzarsi, a salire le scale o a salire sull’auto; a volte può zoppicare o assumere atteggiamenti antalgici, può avere fastidio e dolore o, dopo l’esercizio fisico o appena sveglio al mattino, può essere riluttante ad estendere le zampe posteriori. La diagnosi deve essere accurata e tempestiva così come i trattamenti che devono essere mirati all’effettivo problema e, se ben compresi dal proprietario, potranno arrestare o rallentare la progressione della displasia.

Tutti i cuccioli di taglia grande e/o appartenenti ad una razza a rischio andrebbero controllati molto precocemente in modo da poter verificare la tendenza allo sviluppo della displasia.

“Un attento controllo non provoca di certo la displasia in un cucciolo sano.”

Come si esegue un’indagine precoce per la displasia?

Nel nostro ambulatorio dividiamo l’esame in due parti: visita clinica ed esame radiografico. Entrambi devono valutare la situazione statica e dinamica del soggetto, cioè del cucciolo a riposo e del cucciolo in movimento.

La visita clinica inizia con l’osservazione del cucciolo fermo e in movimento, in modo da ricercare dei segni tipici.

Una volta effettuata l’osservazione si passa alla visita ortopedica e si sottopone il nostro FIDO ad una serie di test.      

- Test di Bardens: serve per valutare la lassità articolare.

- Test di Barlow e determinazione dell’angolo di sublussazione

- Test di Ortolani e valutazione dell’angolo di riduzione       

Dopo dobbiamo procedere con l’esecuzione dello studio radiografico,  in sedazione o anestesia generale, per ottenere un buon rilassamento muscolare.

La sedazione a cui viene sottoposto il cane è molto sicura e di brevissima durata; finita l’indagine il vostro cucciolo potrà tornare a casa come nulla fosse successo.

Tra le radiografie eseguite ci saranno sicuramente diverse proiezioni.

 Alla luce dei risultati ottenuti sarà possibile suddividere i cuccioli in diverse categorie:

- assenza di tendenza alla displasia: non hanno e non avranno segni di displasia e non devono effettuare nessuna terapia

- scarsa tendenza alla displasia: necessitano di una terapia conservativa per evitare che la displasia si sviluppi o per limitarne la manifestazione

- lieve tendenza alla displasia: in prima istanza necessitano di una terapia medica associata ad esercizi specifici di fisioterapia o laser terapia ma è necessaria una rivalutazione dopo alcuni mesi

- tendenza alla displasia: a seconda del quadro clinico necessitano di una rapida correzione del problema; sovente la correzione è di tipo chirurgico

- grave displasia: la chirurgia è necessaria ma non urgente, le scelte chirurgiche non potranno ridurre la manifestazione della displasia e mireranno a gestire la displasia con interventi protesici e/o di osteotomia